Un tuffo nel passato nell'archivio di
La Repubblica.
Articolo del 1996 di Stefano Carli.
QUATTRO PRESIDENTI PER UN DISSESTO
Roma DUE PRESIDENTI e due schiere di consiglieri; riunioni del
consiglio di amministrazione che si tengono sul marciapiede davanti
all' ingresso della società; la Polizia che già per due volte è stata
chiamata ad intervenire; documenti che spariscono e denuncie che
compaiono all' improvviso. La vicenda che ormai tiene bloccata da vari
mesi la Ctip si va colorando di episodi al limite del grottesco.
[...] Questo provoca una reazione a catena tra le società del gruppo: la De
Bartolemeis (Db) controlla infatti il 25% dell' Invefi; l' altro 75% è
invece direttamente della Gifi, la cassaforte di D' Andria. L' Invefi, a
sua volta, ha il 97% della Ctip (l' altro 3% è della Finec, la
finanziaria della Lega delle Cooperative). E' a questo punto che
Umberto Gandolfi, presidente dell' Invefi, decide di rendere noto che
la Gifi ha versato solo i 3 decimi della sua quota di capitale sociale.
L' episodio è significativo perché Gandolfi è stato nominato dallo
stesso D' Andria. Il 4 ottobre Gandolfi fa dunque uscire sulla Gazzetta
Ufficiale una diffida verso la Gifi - cioè verso il suo maggiore
azionista - affinché versi entro 15 giorni circa 8 miliardi relativi ai
7/10 delle azioni sottoscritte ma ancora non pagate.
E' da quel
momento che la situazione precipita.[...]
Il 29 ottobre, due giorni prima di questa
assemblea, c' è il secondo blitz di D' Andria: alla sede della Ctip
(controllata dalla Invefi) a Roma si presenta Alfredo Scalfati, che
sostiene di essere il nuovo amministratore della Invefi e quindi il
rappresentante della proprietà.
Ma il management e i dipendenti della
Ctip si rifiutano di farlo entrare e Scalfati e i suoi si rivolgono
alla Polizia e sporge denuncia contro ignoti per ingiurie, minacce e
lesioni. Lo stesso giorno, comunque, D' Andria comunica alla Camera di
Commercio che la Ctip ha un nuovo consiglio di amministrazione. Passa
ancora una settimana e i nuovi consiglieri designati da D' Andria
tentano un' altra sortita, tornando alla sede della Ctip scortati da
una decina di guardie giurate convocate da Franco Fucilla, che si
presenta come nuovo presidente della Ctip. Come la volta precedente i
dipendenti e il management non li fanno entrare. Il caos a questo punto
è al massimo, anche perché anche il curatore della De Bartolomeis
Angelo Casò, in qualità di maggiore azionista dell' Invefi, ha nominato
un suo amministratore unico della società (nella persona di un suo
collaboratore, Guido Croci).
Ctip si ritrova così con due presidenti,
la sua controllante Invefi con altrettanti, e ancora nessuno che paghi
gli stipendi. A sbrogliare la situazione ci prova di nuovo Gianfranco
Borghini, con la sua Task Force per l' occupazione. La soluzione,
adesso, vedrebbe l' intervento della Gepi, che dovrebbe entrare con il
30% nella società accanto al nuovo socio di maggioranza, portando un
terzo dei 66 miliardi necessari a far ripartire l' attivita e azzerare i
debiti, per poi uscire entro cinque anni rivendendo le quote. L'
ipotesi è allo studio dei vertici della Brown & Root. Se non
dovessero accettare sarebbe già pronta, in seconda battuta, la
Mannesmann.
Articoli correlati:
Nessun commento:
Posta un commento